Articoli marcati con tag ‘leach’

Porcellana

venerdì, 6 febbraio 2009

La porcellana, una volta cotta, diventa bianca, vetrificata e traslucida nelle parti sottili. La cottura della porcellana avviene normalmente a biscotto a circa 1000 gradi poi successivamente la cottura con lo smalto avviene a circa 1280/1300 gradi: a questa temperatura lo smalto si e’ combinato con l’impasto stesso, non e’ piu’ uno strato lucido sopra il pezzo.
L’impasto di porcellana e’ piuttosto difficile da lavorare, sia la tornio che al colombino o a lastre in quanto poco plastico, spesso per questo motivo viene normalmente usata allo stato fluido per il colaggio. Chiaramente la sensazione che suscita un pezzo di porcellana foggiato a mano, con i suoi diversi spessori dovuti alla lavorazione e’ totalmente differente da una semplice tazzina facente parte di una serie prodotta a colaggio!
ciotola porcellana lavorata al tornio smalto celadon
Il primo impasto di “gres porcellanato” fu prodotto durante la Dinastia Han (Cina 200 a.C. - 220 d.C. wikipedia )), fino ad arrivare alle porcellane traslucide delle dinastie Tang (618-907 wikipedia ) e Sung (960 - 1279 wikipedia ). Le creazioni di porcellana in Korea si svilupparono durante gli stessi periodi mentre in Giappone la tecnica della lavorazione della porcellana venne insegnata proprio da artigiani cinesi e coreani tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo.
E’ piuttosto diverso l’impasto di porcellana che e’ possibile utilizzare in Oriente rispetto a quello che viene prodotto in Occidente., in quanto il caolino, principale componente dell’impasto, che si trova in Cina e’ molto plastico e con una granulometria molto inferiore rispetto a quello che si trova in Occidente che risulta molto meno plastico. Inoltre il caolino cinese contiene gia’ della silice, necessaria alla corretta fusione dell’impasto. E’ invece necessario integrare la porcellana prodotta in Europa con bentonite per aggiungere plasticita’ e con silice per rendere piu’ forte l’impasto.
In Europa la lavorazione della porcellana si sviluppo’ prevalentemente in Inghilterra intorno al 1700 quando riuscirono ad estrarre in Cornovaglia materiali simili a quelli cinesi (caolino e “pietra di Cornovaglia”).
Nel ‘900 fu Bernard Leach a studiare una lavorazione della porcellana che prediligesse non tanto la consistenza fine e translucida tipica delle raffinate ultime produzioni di porcellana orientale ma, prendendo spunto dalle prime porcellane cinesi e coreane, la semplicita’ e la forza di questo materiale bianco e perfetto. Nel suo studio, insieme anche con il figlio David, sperimentarono diverse “ricette” per arrivare ad avere un buon materiale da poter anche lavorare al tornio.
Il modo forse piu’ facile per sperimentare l’uso della porcellana e’ quello di creare un pezzo assottigliandolo mano mano con le dita partendo da una piccola palla di argilla. Si cerchera’ di ottenere pareti il piu’ sottili possibile per avere, dopo la cottura, delle parti traslucide. L’asciugatura sara’ da fare magari appoggiando il pezzo a qualche sostegno in modo da prevenire deformazioni.
La lavorazione al tornio e’ invece piuttosto difficile, per la particolare consistenza e delicatezza dell’impasto.
E’ necessario poi pulire accuratamente gli attrezzi, tornio e piano di lavoro prima di usare la porcellana… le macchie di colore che facilmente “incorpora” si vedono purtroppo soltanto a pezzo gia’ cotto e non prima!.

nella foto: ciotola porcellana lavorata al tornio, smalto celadon - Claudio Pisapia

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Lucie Rie

lunedì, 26 gennaio 2009

lucie rie
Nata in Austria all’inizio del ‘900 emigro’ in Gran Bretagna all’inizio della seconda Guerra. Aveva studiato come ceramista e gia’ nel 1925 aveva aperto un proprio Studio a Vienna.
Durante la Guerra si mantenne producendo bottoni e piccoli gioielli in ceramica.
Nel ‘46 apri’ uno studio a Londra con Hans Coper, e qui finalmente ricomincio’ la sua vera attivita’ di ceramista creando pezzi importanti al tornio a pedale.
Ebbe occasione in Gran Bretagna di confrontarsi con Bernard Leach, grandissimo ceramista contemporaneo, ma non ci fu una vera e propria collaborazione in quanto i loro stili erano piuttosto lontani.
Nel suo nuovo studio di Londra inizio’ a cuocere i pezzi ad alta temperatura con forno elettrico. Sposto’ quindi la sua ricerca dalla cottura in riduzione con forni a gas alla ricerca della purezza dei colori degli smalti materici che si poteva ottenere con una piu’ calma cottura “elettrica” (le cotture duravano anche fino a 24 ore).
Il suo lavoro fu influenzato sia dalla ceramica vicina all’Oriente prodotta da Leach che dalle piu’ pure linee della ceramica Scandinava.
La sua produzione rivela una donna forte e convinta ma pervasa di sensibilita’ cosi’ come i suoi pezzi avvolti dallo spesso smalto setoso. Fece diversi esperimenti alla ricerca di sempre nuovi smalti da utilizzare, usando la tecnica della smaltatura a pennello a piu’ strati anche per i pezzi da utilizzare come stoviglie, creando in questo modo ulteriori punti luce sulle superifici smaltate. La sua famosa decorazione “a spirale” la otteneva miscelando due tipi di argilla prima della tornitura.
I suoi pezzi sono esposti ora in diverse collezioni internazionali, compreso il Museum of Modern Art a New York.

bibliografia:

  • Lucie Rie di Tony Birks
  • Coatts, Margot (ed.). Lucie Rie and Hans Coper: Potters in Parallel
  • Cooper, Emmanuel (ed.). Lucie Rie: The Life and Work of Lucie Rie, 1902-1995

link

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Come nasce questo blog

martedì, 23 dicembre 2008

Gia’ perche’ scrivere su un blog? Abbiamo gia’ un sito che fornisce tutte le informazioni che servono … e allora?
Forse perche’ si vuole comunicare un po’ di piu’, anche quello che c’e’ dietro al lavoro del laboratorio.

Il laboratorio di Montepescali nasce una quindicina di anni fa da un’idea nata ancora anni prima.
L’esigenza principale e’ quella di trovare una vera forma di espressione, versatile e materica, per poter esprimersi ed “inventare qualcosa”.
Ci siamo forse veramente innamorati della ceramica in Inghilterra, intercettando e scoprendo il percorso di studio di Bernard Leach, grande ceramista del ‘900 affascinato dalla ceramica orientale in special modo giapponese.
La lettura del suo “Potter s book” e’ illuminante per chiunque voglia avvicinarsi ed amare la ceramica.
Ormai parecchi anni fa abbiamo visitato il laboratorio in Cornovaglia e incontrato Janet Leach, sua moglie, che ancora si occupava del laboratorio “Leach Pottery” … nonostante l’età.
Le esperienze si sono poi succedute numerose negli anni, a volte meravigliose e a volte deludenti.
Claudio e Paola

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